L'eccellenza della dispensazione del vangelo è evidenziata con
forza da quei decreti di ricompensa e di punizione che esso rimette
alla scelta di tutti i suoi uditori, perché essi si impegnino
ad essere ubbidienti ai suoi precetti. Poiché il vangelo promette
non meno della felicità eterna ai giusti, e una punizione non
inferiore a una sofferenza eterna agli empi: da una parte, "un
odore di vita a vita", dall'altra "un odore
di morte a morte" (cfr. 2 Corinzi 2:16). Si potrebbe
immaginare che basti menzionare il primo di questi due argomenti
per spingere gli uomini al loro dovere, eppure ministri in ogni
epoca hanno dovuto ricordare frequentemente alla gente il secondo,
e mostrare loro i terrori del Signore, per dissuaderli dal peccare.
Ma per quale motivo gli uomini sono tanto ostinati? La ragione
sembra essere la seguente: la promessa della felicità eterna è
tanto gradita agli uomini, che tutti coloro che si definiscono
cristiani, universalmente e volontariamente affermano di crederci
e di essere d'accordo con questa dottrina; ma c'è qualcosa di
tanto spaventoso nel considerare i tormenti eterni, sembra essere
infinitamente sproporzionata la durata eterna delle pene in confronto
alla breve vita umana spesa nei piaceri della vita, che gli uomini
(o almeno parte di loro) sono restii a confessare anche questa
parte della dottrina come elemento di base della propria fede:
cioè, che un'eternità di miseria attende gli empi nella vita dopo
la morte fisica.
Desidero pertanto insistere sulla necessità di riconoscere questa
parte come uno degli elementi della nostra fede, e cercare di
farvi vedere il bene che deriva dall'accettare le parole del nostro
benedetto Signore: "Questi" (cioè gli empi)
"andranno nelle pene eterne".
Quindi, senza considerare le parole in relazione al contesto,
quello di cui voglio parlarvi si riassume in un solo pensiero:
che i tormenti riservati per gli empi, dureranno per l'eternità.
Ma, prima di procedere, voglio che sappiate che prendo per scontato
che ognuno di voi che mi ascoltate creda che ciascuno di noi ha
qualcosa dentro di sé, che noi chiamiamo anima, e che è capace
di sopravvivere alla dissoluzione del corpo, e di vivere nella
miseria o nella gioia per tutta l'eternità.
Prenderò per scontato, inoltre, che crediate alla rivelazione
divina: che quei libri, enfaticamente chiamati "le Scritture",
sono stati scritti per ispirazione di Dio, e che le cose in essi
contenute sono fondate sulla verità eterna.
Prenderò per scontato che voi crediate che il Figlio di Dio è
venuto in terra a morire per i peccatori; e che c'è solo un Mediatore
tra Dio e gli uomini, ed è Cristo Gesù.
Fatta questa necessaria premessa, procederemo ora a comprendere
il bene contenuto nelle parole del nostro testo, ovvero nel fatto
che i tormenti riservati per gli empi sono eterni: "questi
andranno nelle pene eterne".
Il primo motivo che ci dovrebbe rendere certi del fatto che le
sofferenze che attendono i peccatori sono eterne, è che è proprio
la Parola di Dio ad affermarlo.
Mancherebbe il tempo per citare tutti i passaggi che convalidano
questa dottrina. Basti dunque ricordarne solo alcuni. Nell'Antico
Testamento, nel libro di Daniele, al capitolo 12 verso 2, ci viene
detto che "molti di quelli che dormono nella polvere
della terra si risveglieranno; gli uni per la vita eterna, gli
altri per la vergogna e per una eterna infamia" (Daniele
12:2). Nel libro di Isaia, parlando di coloro che hanno trasgredito
la legge di Dio, vivendo e infine morendo da ribelli impenitenti,
ci viene detto che "il loro verme non morirà, e il loro
fuoco non si estinguerà" (cfr. Isaia 66:24). E altrove,
il santo profeta, senza dubbio colpito e attonito per l'orrore
della prospettiva per i dannati di vivere per l'eternità nei tormenti,
"chi di noi potrà dimorare con le fiamme eterne?"
(Isaia 33:14).
Il Nuovo Testamento è ancora più chiaro in tale proposito, essendo
una rivelazione che ha portato questo ed altri particolari simili
alla luce. L'apostolo Giuda, parlando dei profani che disprezzano
la dignità, ci dice che ad essi "è riservata l'oscurità
delle tenebre in eterno" (cfr. Giuda 8, 13). E nel libro
della Rivelazione di Gesù Cristo, o Apocalisse, è scritto che
"il fumo del loro tormento sale nei secoli dei secoli"
(Apocalisse 14:11). E se crediamo alla testimonianza degli uomini
ispirati da Dio, la testimonianza del Figlio di Dio, al quale
lo Spirito è dato senza misura, è di gran lunga maggiore. E nel
vangelo di san Marco, Cristo ripete questa solenne dichiarazione
per tre volte: "meglio è per te entrare monco nella vita",
cioè è meglio abbandonare i piaceri delle tue concupiscenze, o
essere disprezzato da un amico per perseguire una santa condotta,
piuttosto "che avere due mani" (cioè indulgere
nel peccato o disubbidire a Dio per non dispiacere un amico) "e
andartene nella geenna, nel fuoco inestinguibile, dove il verme
loro non muore e il fuoco non si spegne" (Marco 9:44,
cfr. Matteo 18:8). E di nuovo troviamo, nelle parole del testo,
"questi andranno nelle pene eterne" (Matteo
25:46).
So che alcuni di quelli che negano l'esistenza di un'eternità
di tormenti per gli empi, asseriscono che parole come "eterne"
e "per sempre" sono spesso usate nelle Sacre Scritture
(in special modo nell'Antico Testamento) per indicare non una
durata infinita, ma una quantità di tempo limitata.
Su questo sono d'accordo: ma rispondo che, quando le parole sono
utilizzate in questo senso limitato, ci si rende subito conto
di ciò dal contesto in cui esse si trovano; o si trovano in alcuni
modelli prescritti da Dio in occasioni particolari, come quando
viene detto: "sarà un patto eterno" e anche
"come uno statuto… un patto eterno"; cioè si
tratta di un modello stabile, non soltanto temporaneo o occasionale
come la colonna di nuvola o la manna. O, infine, c'è una qualche
relazione con il patto che Dio stipulò con la Sua Israele spirituale;
il quale, se compreso nel suo significato spirituale, è e resterà
eterno, sebbene i cerimoniali richiesti siano stati aboliti.
È evidente che le parole: "questi andranno nelle pene
eterne" non possono essere interpretate in modo da significare
una durata limitata, come si comprende leggendo le parole che
seguono nello stesso verso: "ma i giusti a vita eterna"
(Matteo 25:46).
Leggendo queste parole, tutti sono concordi nel dire che la vita
promessa ai giusti sarà eterna. E per quale motivo la punizione
per i malvagi non dovrebbe essere intesa anch'ella come eterna,
dal momento che vengono utilizzate le stesse parole per entrambe
le affermazioni, nello stesso verso?
Inoltre, se Dio ricompenserà i Suoi santi con una vita eterna
di felicità, ciò prova che eterna sarà anche la vita di miseria
riservata ai peccatori. Poiché noi non sappiamo nulla con certezza,
tranne quello che ci è stato detto per rivelazione divina, di
quello che avverrà al giudizio; e ciò che sappiamo è che Egli
ha stabilito di punire eternamente i malvagi, e di ricompensare
i giusti. Ne consegue che la Sua giustizia sarebbe messa in dubbio
se non condannasse, o se non ricompensasse.
Alcuni obiettano anche che sebbene Dio sia obbligato dalla Sua
promessa a ricompensare i giusti, la veracità della promessa non
va presa in considerazione in quanto Egli potrebbe non punire
i malvagi come avvenne nel caso di Ninive. Dio dichiarò espressamente
al Suo profeta Giona che Ninive sarebbe stata distrutta in quaranta
giorni; ma, leggendo la storia (cfr. Giona 3:4-10), apprendiamo
del pentimento dei niniviti: "Dio vide ciò che facevano,
vide che si convertivano dalla loro malvagità, e si pentì del
male che aveva minacciato di far loro; e non lo fece"
(Giona 3:10).
In risposta a questa obiezione dirò che le minacce di Dio, come
pure le sue promesse, sono senza ripensamento, perché fondate
sulle leggi della giustizia eterna. Vediamo che quando l'uomo
non ubbidiva a delle condizioni sulla base delle quali Dio avrebbe
risparmiato la giusta punizione, Egli mandava sempre ad effetto
quanto aveva minacciato di fare: la cacciata di Adamo dall'Eden,
la distruzione del vecchio mondo tramite il diluvio, la rovina
di Sodoma e Gomorra, sono tutti esempi che, come monumenti, stanno
a ricordarci del fatto che Dio esegue le sue minacce, sebbene
alla nostra debole comprensione le punizioni possano talvolta
sembrare sproporzionate rispetto al crimine.
È vero, Dio risparmiò Ninive, e lo fece perché gli abitanti si
pentirono, soddisfacendo così la condizione per cui Dio aveva
mandato il profeta ad avvertirli: affinché si pentissero, e Lui
potesse perdonarli, e risparmiarli.
Allo stesso modo, se agli avvertimenti del vangelo gli uomini
rispondono con ravvedimento e ubbidienza, seguendo gli insegnamenti
del vangelo mentre ancora sono in vita, Dio certamente non li
punirà; al contrario, darà loro la ricompensa riservata ai giusti.
Ma affermare che Egli non punirà, e per tutta l'eternità, i peccatori
impenitenti, ribelli, ostinati, secondo quanto ha promesso, non
è altro che fare Dio bugiardo come gli uomini: "Dio non
è un uomo, perché possa mentire, né un figlio d'uomo, perché possa
pentirsi. Quando ha detto una cosa, non la farà? O quando ha dichiarato
una cosa, non la compirà?" (Numeri 23:19).
Ma l'assurdità di una simile opinione apparirà ancor più evidente
guardando la natura del patto cristiano. E qui devo di nuovo farvi
osservare che, come ho detto all'inizio di questo discorso, assumerò
che crediate che il Figlio di Dio è venuto in terra per salvare
i peccatori; e che esiste un solo Mediatore tra Dio e gli uomini,
e cioè Cristo Gesù.
E assumerò, inoltre, (a meno che non siate di quelli che credono
all'assurda e infondata dottrina del purgatorio) che siate pienamente
persuasi che questa vita è l'unica concessaci da Dio Onnipotente
per scegliere la via della salvezza, e quando saranno trascorsi
questi pochi anni, non rimarrà più alcun sacrificio per il peccato.
E come questo è vero, ne consegue che se gli empi muoiono nel
peccato, e sotto l'ira di Dio, tale sarà il loro stato per tutta
l'eternità. Poiché non esiste alcuna possibilità di essere liberati
da tale condizione, tranne che mediante Cristo soltanto, durante
questa vita; e dunque, all'ora della morte, il tempo per la mediazione
e l'intercessione di Cristo sarà irrevocabilmente finito; per
questo motivo la punizione per un peccatore che muore nelle colpe
delle sue iniquità non durerà soltanto un giorno, un anno, un
secolo, ma per tutta l'eternità.
Infine, desidero provarvi che i tormenti riservati ai malvagi
nella vita dopo la morte sono eterni, in quanto i tormenti del
diavolo sono tali.
Apprendiamo dalle Scritture che esiste un essere chiamato diavolo,
che una volta era un angelo di luce, ma per il suo orgoglio e
la sua ribellione contro Dio fu scacciato dal cielo ed ora, con
il resto degli angeli caduti, percorre e domina il mondo, cercando
chi poter divorare; sappiamo inoltre che esiste un luogo di tormento
riservato ad essi, e che, per usare le parole dell'apostolo, "Egli
ha pure custodito nelle tenebre e in catene eterne, per il gran
giorno del giudizio, gli angeli che non conservarono la loro dignità
e abbandonarono la loro dimora" (Giuda 6). Accetterete
queste verità se, come ho premesso all'inizio del mio discorso,
siete di coloro che credono che le Sacre Scritture siano state
scritte per ispirazione e rivelazione di Dio.
Se dunque crediamo in questo, e troviamo giusto che Dio punisca
quegli spiriti una volta gloriosi, ma ora caduti per la loro ribellione,
come possiamo pensare che Egli sia ingiusto nel punire uomini
malvagi e peccatori per la loro impenitenza, per tutta l'eternità?
Mi direte, forse, che essi peccarono contro una luce maggiore,
e meritano dunque un castigo maggiore. E così pensate che la punizione
per gli angeli caduti possa essere più severa di quella degli
uomini peccatori; ma vi dico che eterno sarà il castigo per entrambi:
poiché in quel giorno, come ci dicono gli oracoli viventi di Dio,
il Figlio dell'Uomo dirà a quelli della sua sinistra: "Andate
via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo
e per i suoi angeli!" (Matteo 25:41). Qui troviamo che
i peccatori impenitenti saranno gettati nelle stesse fiamme eterne
con il diavolo e i suoi angeli; e ciò è fin troppo giusto. Poiché
quand'anche questi ultimi avessero peccato contro una luce maggiore,
i cristiani peccano contro una grazia maggiore. Cristo non morì
per gli angeli, ma per gli uomini, perché fossimo salvati. Perciò,
se Dio non risparmiò quegli esseri eccelsi, siate certi, o peccatori
ostinati, chiunque voi siate, che non sarete risparmiati.
Da quello che ho detto è chiaro che i tormenti riservati ai peccatori
sono eterni. E se è così, fratelli e sorelle, dobbiamo correre
a Gesù Cristo, il nostro rifugio; dobbiamo essere santi in ogni
conversazione, devoti, affinché possiamo scampare all'ira a venire!
Ma prima di procedere a un'esortazione pratica, permettetemi
di aggiungere qualche parola a quanto è stato detto.
Come prima cosa, se i tormenti riservati ai malvagi sono eterni,
cosa dirò a coloro che professano apertamente di credere in una
vita eterna di ricompensa per gli uni, e di tormento per gli altri,
eppure osano vivere ancora nei peccati, che senza dubbio, a meno
che non ci sia un sincero ravvedimento, li condurrà al luogo del
tormento? Voi sapete che le pene per i malvagi impenitenti nella
vita a venire sono eterne. "E fai bene; anche i demòni
lo credono e tremano" (Giacomo 2:19). Ma sappi, o uomo
vano, che a meno che questo credere non influenzi la tua vita
e ti faccia abbandonare i tuoi peccati, ogni volta che ripeti
questo credo stai dicendo, in effetti: "io credo che
sarò dannato per l'eternità".
Come seconda cosa, se le pene riservate agli empi, ai peccatori,
sono eterne, ciò sia di monito a quelle persone che cercano di
dissuadere i credenti dal credere in questa verità: poiché, in
tutta probabilità, non esiste un modo migliore per incoraggiare
e promuovere l'infedeltà e la profanità. Poiché se gli avvertimenti
che Dio, per il nostro bene, ci dà sulla fine di coloro che amano
l'iniquità e non vogliono ravvedersi, non bastano come deterrente
per far allontanare gli uomini dal peccato, a quali alte vette
di malvagità e perversione potranno essi velocemente arrivare
se gli viene insegnato che c'è speranza di un perdono futuro?
O ancora peggio, se gli viene detto che dopo la morte non esiste
una vita, che le loro anime periranno come le bestie? Guai a quei
falsi insegnanti, quelle guide cieche che guidano altri ciechi.
"Può un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti
e due in un fosso?" (Luca 6:39). E tali corruttori della
Parola di Dio sappiano che quest'oggi io testimonio ad ogni uomo
o donna che mi sta ascoltando, che "se qualcuno vi aggiunge
qualcosa, Dio aggiungerà ai suoi mali i flagelli descritti in
questo libro; se qualcuno toglie qualcosa dalle parole del libro
di questa profezia, Dio gli toglierà la sua parte dell'albero
della vita e della santa città che sono descritti in questo libro"
(Apocalisse 22:19).
Terzo e ultimo, se i tormenti riservati agli empi sono eterni,
serva questo come rimprovero a coloro che disputano con Dio, e
affermano che è ingiusto punire una persona per l'eternità per
aver vissuto nei piaceri del peccato per un tempo. Tali persone
sappiano che non sarà il loro pensare o definire Dio ingiusto
a renderlo tale, non più di quanto le grida e le lamentele di
un criminale condannato possano far diventare ingiusta la legge
o un giudice. Non sai, o verme, di quale blasfemia ti rendi colpevole
nell'accusare Dio di essere ingiusto? "La cosa plasmata
dirà forse a colui che la plasmò: Perché mi hai fatta così?"
(Romani 9:20). Presumi di accusare l'Onnipotente con i tuoi vili
ragionamenti? E di chiamarlo ingiusto per averti punito per l'eternità,
solo perché tu desideri che ciò non accada? Dio l'ha detto, e
non lo farà forse? Egli lo ha detto: "sia Dio riconosciuto
veritiero e ogni uomo bugiardo" (Romani 3:4). "Il
giudice di tutta la terra non farà forse giustizia?"
(Genesi 18:25). Certamente lo farà. E se i peccatori non riconosceranno
la giustizia dei suoi avvertimenti in vita, si troveranno a doverli
subire quando saranno tormentati nella vita a venire.
Ma avviamoci ora alla conclusione di quanto è stato detto.
Avete visto, fratelli e sorelle, che le pene eterne sono una realtà,
per espressa dichiarazione delle Sacre Scritture, e avete ascoltato
quali sono le conseguenze del rifiutare tale avvertimento. Non
è necessario essere esperti di retorica per persuadere una persona
saggia ad aborrire e abbandonare i peccati, poiché senza ravvedimento
essi la porteranno nelle sofferenze eterne. La sproporzione tra
il piacere e la sofferenza (ammesso che vi sia alcun reale piacere
nel peccato) è così infinitamente grande che, supponendo che fosse
possibile ma non certo che gli empi saranno puniti, nessuno uomo
assennato, per godersi un temporaneo piacere materiale, si azzarderebbe
a fare qualcosa per cui un giorno dovrà pagare con i tormenti
eterni. Ma, dal momento che i tormenti dei dannati non solo sono
possibili, ma certi (dal momento che Dio stesso, che non può mentire,
ce lo ha detto nella Sua Parola) per gli uomini peccatori, perseverare
nella disubbidienza, e lusingarsi che non li aspetta nessun castigo,
non è altro che un eccesso di follia e presunzione.
Anche il ricco della nota parabola credeva che, se qualcuno fosse
risorto dai morti e fosse apparso ai suoi figli per avvertirli
del pericolo che correvano vivendo nel peccato, essi avrebbero
creduto e si sarebbero ravveduti (cfr. Luca 16:27 e segg.); ma
i cristiani, a quanto pare, non si ravvedono, nonostante il Figlio
di Dio sia morto e risorto, e abbia detto loro quello che devono
aspettarsi, se continuano nelle loro vie malvagie e ribelli.
Se ogni tanto distogliessimo i nostri sguardi dalle cose visibili,
e per fede meditassimo un po' sulle miserie e le sofferenze dei
perduti, non dubito che sentiremmo i pietosi lamenti di molte
anime infelici: "O miserabile uomo che sono! Chi mi libererà
da questo corpo di morte?" (Romani 7:24). O sciocco
essere mortale che sono stato, mi sono causato questa vita di
tormenti eterni per aver vissuto per poco tempo in piaceri che
mi hanno dato solo scarse, fugaci soddisfazioni. Ah! È questo
il salario, sono questi gli effetti del peccato? O dannato apostata!
Prima mi ha illuso con presunte promesse di felicità, e dopo molti
anni di faticoso lavoro per lui, mi ha ripagato con queste pene
eterne. Oh se non avessi mai dato retta alle sue allettanti insinuazioni!
Oh se avessi respinto i suoi consigli fin dall'inizio con orrore
e ripugnanza! Oh se avessi preso la mia croce e seguito Cristo!
Oh se non avessi ridicolizzato la vera devozione, vantandomi della
mia finta educazione, condannando i veri credenti come troppo
bacchettoni, fanatici, o superstiziosi! Sarei stato felice, avrei
avuto gioia oltre quello che saprei spiegare a parole, felice
per tutta l'eternità, in quei luoghi benedetti dove sono i santi,
i credenti riscattati, rivestiti di gloria ineffabile, che cantano
con serenità le loro lodi all'Agnello che siede sul trono in eterno.
Ma, ahimè, è ormai troppo tardi per queste riflessioni; ora sono
solo desideri vani e inutili. Non ho sofferto con loro, e dunque
non posso regnare insieme a loro. Ho in pratica rinnegato il Signore
che mi ha acquistato col Suo sangue, e ora giustamente sono rinnegato
da Lui. Ma devo proprio vivere per l'eternità tormentato da queste
fiamme? Il mio corpo che una volta era vestito di porpora e lino
fine, di abiti sontuosi, deve ora restare confinato eternamente
in questo luogo di sofferenza, tra gli insulti e le beffe dei
demoni? O eternità! Quel pensiero mi riempie di disperazione:
resterò miserabile per sempre.
Venite, dunque, voi tutti peccatori che vi state illudendo, e
immaginatevi al posto di quell'uomo miserabile che vi ho appena
descritto. Pensateci, vi supplico per la grazia di Dio in Cristo
Gesù, pensate dentro di voi a quanto angoscianti e insopportabili
saranno le interminabili accuse della coscienza dentro di voi.
Pensate a quanto insostenibile sarà per voi rimanere per l'eternità
in quelle fiamme.
Venite, voi tutti cristiani tiepidi, come quelli di Laodicea,
che professate una religione, che vi occupate un poco, ma non
abbastanza, delle cose di Dio; oh pensate, pensate dentro di voi,
quanto deplorevole sarà perdere il vostro accesso al cielo, e
finire nei tormenti eterni, soltanto perché vi accontentate di
essere dei "quasi cristiani" e non perseguite la pienezza
della speranza e dello zelo. Considerate, vi imploro, considerate
quanto disprezzerete e inveirete contro quella fatale stoltezza
che vi ha fatto credere che sarebbe bastato qualcosa di meno della
vera fede in Gesù - producente una vita di vera devozione, abnegazione
e mortificazione delle opere della carne - per preservarvi da
quei tormenti senza fine.
Ma ora devo fermarmi. Questi pensieri sono troppo angoscianti
perché io, e anche voi, ci soffermiamo ancora su di essi; e Dio
sa che come giudicare è il Suo dovere, così avvertire gli uomini
affinché siano salvati è il mio. Ma se il solo parlare dei tormenti
dei perduti è così sconvolgente, quanto dev'essere terribile subirli!
E ora, ci sono forse alcuni tra di voi che, come i discepoli,
diranno: "Questo parlare è duro; chi può ascoltarlo?".
Ma i cristiani sinceri non siano terrorizzati dalla parola che
ho annunciato: no, per voi è riservata una corona, un regno, uno
smisurato peso eterno di gloria. Cristo non ha mai detto che i
giusti, i credenti, i retti, i sinceri, andranno nelle pene eterne,
ma piuttosto i malvagi, gli spietati, i formalisti che ragionano
come detto prima. Per voi che Lo amate con sincerità, una via
nuova e vivente è stata inaugurata mediante il sangue di Gesù
Cristo, per accedere al Santo dei Santi: e, nel grande giorno
del giudizio, vi sarà concesso ampio ingresso nella vita eterna.
Badate, dunque, e fate attenzione che non ci sia tra voi nessuna
radice d'amarezza causata dall'incredulità: ma, al contrario,
con fermezza e sincerità abbiate fede nelle molte preziose promesse
largitevi dal vangelo, sapendo che Colui che ha fatto le promesse
è fedele, e dunque le manterrà.
Ma gli empi e i formalisti che si ostinano a peccare non osino
applicare alcuna delle promesse divine a se stessi: "non
è bene prendere il pane dei figli per buttarlo ai cagnolini";
no, ad essi rimangono solo i terrori del Signore. E, come certamente
Cristo dirà ai suoi fedeli servitori: "Venite, voi, i
benedetti del Padre mio; ereditate il regno che v'è stato preparato
fin dalla fondazione del mondo" (Matteo 25:34), con
altrettanta certezza Egli pronuncerà questa terribile sentenza
contro tutti quelli che muoiono nei loro peccati: "Andate
via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo
e per i suoi angeli!" (Matteo 25:41).
Da quello stato infelice, possa Dio nella Sua infinita misericordia
liberare tutti per mezzo di Gesù Cristo; al quale, con Te, o Padre,
o Te, o Spirito Santo, tre persone e un solo eterno Dio, sia reso,
poiché Ti è dovuto, tutto l'onore, la potenza, la forza, la maestà,
e il dominio, ora e per sempre.