Come si sono formate le scritture ebraiche?
di Stefano De Cario
I libri di cui si compone la bibbia sono stati scritti da autori vari e in un intervallo di tempo relativamente lungo.
Molti fra i più importanti e famosi testi della Bibbia ebraica narrano di esperienze e di tradizioni relative all'intero popolo d'Israele, risalenti ad epoche in cui la scrittura o non era ancora praticata o era un evento del tutto eccezionale (evidentemente non in senso assoluto, ma all'interno dell'esperienza del popolo ebraico). Israele ha trasmesso oralmente, di generazione in generazione, attraverso i secoli, le proprie tradizione storiche e religiose. Questa trasmissione del patrimonio storico del popolo era affidata ai più anziani, che narravano ai più giovani i racconti dei Patriarchi, delle loro famiglie, delle loro tribù, trasmettendo loro le tradizioni fondamentali della storia del popolo. La cultura degli antichi era generalmente trasmessa a voce e i più giovani, fin da piccoli, venivano spinti a ricordare quanto veniva loro tramandato, in modo da poterlo trasmettere alle generazioni successive. Saper ascoltare e saper ricordare per poi poterlo tramandare erano le due abilità che da giovanissimi tutti acquisivano al meglio.
Con il passare del tempo e con il mutare della situazione sociale del popolo d'Israele, si avvertì la necessità di mettere per iscritto le principali tradizioni storiche e religiose. Oggi, in molti casi, non siamo in grado di indicare chi compose i primi scritti, trascrivendo i racconti che fino ad allora erano stati tramandati a voce. Possiamo solo dire che, certamente, si trattava di uomini di grande cultura, alcuni vicini alla vita del tempio (i sacerdoti), altri dignitari della corte di Gerusalemme (gli scribi del re), altri pensatori, altri ancora veri e propri profeti.
Al termine di questo itinerario di formazione si è così giunti alla compilazione di una raccolta di scritti del popolo ebraico; per tale popolo tali scritti sono Parola di Dio, sono testi ispirati da Dio che contengono la rivelazione della sua volontà e del suo essere.
La suddivisione dei libri della Bibbia ebraica rispettano un acronimo "TaNaKh"; esso contiene infatti le iniziali delle tre parti in cui è suddivisa la Bibbia ebraica: Toràh (il Pentateuco), Nevi’im (i Profeti) e Ketuvim (gli Scritti).
Le tradizioni letterarie
Gli studiosi moderni hanno approfondito lo studio dei manoscritti più antichi della Bibbia ebraica e hanno proposto alcune ipotesi circa gli autori dei più importanti testi.
Senza giungere ad individuare precisamente la persona o le più persone che hanno composto questi testi, si è però riusciti ad riconoscere con una certa sicurezza i brani che appartengono ad uno stesso autore (o ad un gruppo di autori).
Gli studiosi hanno quindi ritrovato nella Torah e nei libri storici (i profeti anteriori) almeno quattro autori ai quali hanno dato, per comodità di stesura, la seguente denominazione:
- Jahwista (J)
- Elohista (E)
- Deuteronomista (D)
- Sacerdotale (P)
Cammino di formazione del testo ebraico
- Fase orale. A monte del percorso che porta alla formazione degli scritti c’e la trasmissione orale che per gli ebrei rappresenta un elemento fondamentale inquanto rivelazione di Dio. Nello stesso tempo I racconti, o narrazioni, risultano necessari per tramandare tradizioni storiche e religiose all’interno di una comunità, che successivamente costituirà un popolo.
- Fase scritta. Dai racconti orali si formano dei racconti scritti che vengono attribuiti ad uno o più autori (Jahwista, Elohista, Deuteronomista, Sacerdotale).
A questo punto cerchiamo di cogliere, anche se brevemente, le caratteristiche dei quattro "autori" (che d'ora in poi chiameremo tradizioni letterarie) che stanno alla base degli scritti più importanti della tradizione religiosa ebraica.
a) Jahwista
In questa tradizione letteraria, che si è composta intorno al X sec. a.C., Dio viene chiamato con il suo nome impronunciabile JHWH.
Dio è descritto con caratteri ed atteggiamenti di tipo umano: si parla per questo di antropomorfismo (descrivere Dio in forma umana). JHWH ama, cura l'uomo, si adira, soffia la vita nel primo uomo, passeggia nel giardino di Eden, ecc.
JHWH è il Dio dei Patriarchi, il Dio di Abramo, di Isacco, re di Giacobbe, il Dio della promessa. Egli salva gli uomini e salverà Israele perché lo ha promesso stabilendo un'Alleanza eterna.
Secondo questa tradizione letteraria, Dio incontra l'uomo in modo diretto e prepara una salvezza destinata a tutti i popoli della terra.
b) Elohista
Questa tradizione letteraria, che si è composta intorno all’ (850 a.C) chiama sempre Dio con il nome di Elohim ( gli dèi), per indicare che nel Dio adorato dal popolo di Israele c'è la pienezza di tutta la divinità. Elohim è il Dio dell'Alleanza, il Dio del Sinai: egli assicura la salvezza al suo popolo eletto a condizione che Israele rispetti e osservi fedelmente la Legge .
Dio comunica con gli uomini solo attraverso intermediari, messaggeri o profeti, oppure attraverso il sogno.
c) Deuteronomista
É così chiamata la tradizione che definì la composizione del libro del Deuteronomio (Seconda Legge) e curò la revisione di molte fonti storiche dell'età monarchica.
Questa tradizione letteraria si afferma inmaniera perentoria tra il 630-620 a.C in occasione della riforma voluta da re Giosia
Il Deuteronomio legge in modo teologico la storia di Israele, che viene scandita sempre da quattro periodi: il peccato (del re o del popolo) che causa il castigo di Dio, prima minacciato dai profeti e poi inviato davvero; ad esso segue il tempo del pentimento del popolo e del perdono di Dio che invia un Messia per donare ad Israele la salvezza perduta.
d) Sacerdotale
É la tradizione più tarda (450 a.C) Come dice il nome è attribuita al gruppo dei Sacerdoti del Tempio di Gerusalemme. In essa il culto, la preghiera, il sacrificio, il sacerdozio stesso hanno grande importanza. La tradizione sacerdotale, tradizione di sapienti e di saggi, mette in grande evidenza anche il rispetto di tutte le norme e del Sacro.
- Fase redazionale. Gli studiosi sono sempre piu convinti che l’epoca formativa della Bibbia ebraica come noi la leggiamo oggi, è quella dell’esilio e della ricostruzione.
Gli ebrei che vanno in esilio perché deportati, portano con loro la Toràh, buona parte di Isaia, di Samuele, delle narrazioni che riguardano i Re, portano i Salmi e Giobbe.
In esilio gli ebrei sono privi di tutto, non c’è il tempio, non c’e il culto, non c’è più il sacrificio, vivono in un paese straniero, imparano una lingua straniera si confrontano con una cultura molto diversa dalla loro.
Questa situazione diventa fondamentale per mettere in moto un processo di trasmissione e rielaborazione dei materiali e delle tradizioni, dando vita ad un gigantesco lavoro redazionale.
Al ritorno in patria la Toràh restava fissata perfettamente, i profeti altrettanto, mentre rimane aperta solo la sezione che riguarda gli Scritti sebbene per gli ebrei ciò non costituisse un particolare ostacolo giacchè dopo il ritorno in patria ciò che davvero contava in realtà restava la toràh e la sezione dei profeti.
- Fase di canonizzazione. Il Canone fu probabilmente costituito ai tempi di Esdra, intorno all'anno 400 a.C. Comprendeva anzitutto i primi cinque libri della Bibbia, chiamati la Legge (vedi Neemia 8); più tardi furono aggiunti i Libri Profetici (Giosuè, Giudici,... Isaia, Geremia,...). Di qui viene l'espressione "la Legge di Mosè e i Profeti", usata ai tempi di Gesù per indicare l'insieme delle Sacre Scritture di allora (vedi ad esempio Matteo 5,17; 7,12). Questa raccolta fu poi arricchita dai Salmi usati nel culto del tempio di Gerusalemme e delle sinagoghe (vedi Luca 24,44).
Attorno all'anno 90 d.C. i rabbini ebrei, riuniti nella città di Iamnia in Palestina, fissarono la lista completa e definitiva dei libri ritenuti sacri dagli Ebrei della Palestina, tra l’altro la fissazione scaturì anche perchè Il mondo ebraico reagì duramente alla lettura cristiana delle profezie e sconfessò la traduzione dei Settanta, che solo due secoli prima aveva, peraltro, mostrato di gradire. Infine ritenne come eretici i libri contenuti nel Nuovo testamento e bollando come apocrifi alcuni libri scritti in lingua greca e contenuti solo nella versione dei Settanta.
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